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Creare server IRC in TOR network

mm-barabba - Dom, 21/10/2018 - 01:31

In questo articolo vedremo come creare un server IRC con l’ aiuto di charybdis e atheme passando attraverso la rete di TOR, questo ci permetterà di creare un server anonimo che trasmetterà i dati criptati e gli utenti saranno in perfetto anonimato.

Attualmente oltre al server privato mantengo un canale su freenode dove è possibile trovarmi : #puppa anche da browser.

 

Prima di cominciare però mi piacerebbe parlare del mio approcio a IRC, un vecchio modo di comunicare che resta sempre molto utilizzato (es debian channel list, debian testing è #debian-next on freenode,  #lineageos on freenode, etc), tutto è cominciato con debianizzati quando era su azzurra, il canale non era molto frequentato ma ci si poteva trovare in molti a volte, tanto che all’epoca dell’ e-zine ci si trovava su IRC per decidere tutti insieme.

https://i.imgur.com/pUuYhZ1.mp4

Un sentito ringraziamento ad un grande amico di IRC che resiste ancora e non molla mai :  ” U571

  1. installare un server IRC
  2. client e configurazioni
  3. sicurezza: Limnoria un bot a guardia
  4. considerazioni finali

Non ricordo bene ma ad un certo punto mi sembra che l’ admin che non era owner/founder del canale #debianizzati decise di muovere la baracca da azzurra su freenode  con un nuovo canale ##::1.

All’inizio si poteva collegarsi con sasl e tor ma a causa di abusi il servizio venne stoppato (ora pare sia ripreso), successivamente per nascondere l’ IP che solitamente viene mostrato quando si accede al canale si decise oltre alla registrazione (che permette di mantenere il proprio nick) di nascondere l’indirizzo con una cloak.

Eravamo rimasti una manciata di utenti e “quello dai mille nick” (da ora nemo) pensò di riportare la connessione ad un livello di sicurezza un po più alto creando un server IRC sulla rete di TOR, i primi test erano positivi e passandomi gli appunti nacque il nostro server privato hostato sul mio raspberry PI B+(256MB), ma il fork di 6 untenti non lascio scampo.

Quanto seguirà è frutto degli insegnamenti di skizzhg con l’aggiunta degli appunti disordinati di nemo, a loro va tutto il merito.

Partiamo dal nostro vecchio raspberryPI dove è installata una rasbian, verificando che siano installati alcuni pacchetti.

su --login apt-get install build-essential bison flex pkg-config libssl-dev libz-dev charybdis

Procediamo con l’installazione di charybdis creando da prima un utente dedicato.

#useradd --create-home charybdis --shell /bin/bash #chmod o-rx ~charybdis #mkdir /usr/local/charybdis #chown charybdis:charybdis /usr/local/charybdis

L’ operazione di installazione e la stessa da eseguire quando si vuole aggiornare, occorre creare il file conf la prima volta e successivamente verrà mantenuto quello esistente.

#su --login charybdis $wget https://github.com/charybdis-ircd/charybdis/archive/charybdis-3.5.6.tar.gz $tar xf charybdis-3.5.6.tar.gz $mv charybdis-charybdis-3.5.6 charybdis $cd charybdis $./configure --prefix="/usr/local/charybdis" --enable-openssl --enable-small-net $make $make install $chmod o-rx /usr/local/charybdis $chown -R charybdis:charybdis /usr/local/charybdis/ $cd /usr/local/charybdis $chmod g+wt {etc,logs} cp da fare solo la prima volta per creare file conf $cp etc/ircd.conf.example etc/ircd.conf $chmod g+r etc/ircd.conf $exit

Serve ora compiere alcune modifiche al file conf, e prima di fare exit come indicato in precedenza, andiamo a modificare il file ircd.conf con un editor.

Le parti da modificare sono 3

  • serverinfo blocco per configurazione di base
  • admin blocco per contact info
  • connect e service blocchi per servizi IRC

Possiamo anche modificare ircd.motd, per un divertente “message of the day”.

Serverinfo serverinfo {           name = "uoppa.yeppa";           sid = "47X";           description = "charybdis my server";           network_name = "StaticBox";           hub = yes; }; Admin admin {           name = "Lazy admin (lazya)";           description = "StaticBox client server";           email = "nobody@127.0.0.1"; }; connect connect "services.int" {           host = "127.0.0.1";           send_password = "server_password";           accept_password = "client_password";           class= "server";           port = 6667; }; service service { name = "services.int"; }; Atheme

Procediamo con atheme installando anche qui un utente dedicato.

#useradd --create-home atheme --shell /bin/bash #chmod o-rx ~atheme #mkdir /usr/local/atheme #chown atheme:atheme /usr/local/atheme

L’ operazione di installazione e la stessa da eseguire quando si vuole aggiornare, occorre creare il file conf la prima volta e successivamente verrà mantenuto quello esistente.

#su --login atheme $wget https://github.com/atheme/atheme/releases/download/v7.2.10-r2/atheme-v7.2.10-r2.tar.xz $tar xf atheme-v7.2.10-r2.tar.xz $mv atheme-v7.2.10-r2 atheme $cd atheme optional apt-get install gettext (not if --disable-nls) $ git submodule update --init $ git submodule init $ git submodule update $./configure --prefix="/usr/local/atheme" --disable-nls $make $make install $chmod o-rx /usr/local/atheme $chown -R root:atheme /usr/local/atheme $cd /usr/local/atheme $chmod g+wt {etc,var} cp da fare solo la prima volta per creare file conf $cp etc/atheme.conf.example etc/atheme.conf $chmod g+r etc/atheme.conf $exit

Serve ora compiere alcune modifiche al file conf, e prima di fare exit come indicato in precedenza, andiamo a modificare il file atheme.conf con un editor.

Le parti da modificare sono 2

  • serverinfo per informazioni di base
  • uplink per connettersi al server  IRC
serverinfo serverinfo { name = "uoppa.yeppa"; desc = "Atheme IRC Services"; numeric = "01B"; recontime = 10; netname = "Your IRC Network"; adminname = "superciuk"; adminemail = "superciuk@uoppa.ltd"; auth = none; } uplink uplink "uoppa.yeppa" { host = "127.0.0.1"; send_password = "client_password"; receive_password = "server_password"; port = 6667; };

Alcune note:

  • Il valore name in serverinfo deve essere lo stesso di ircd.conf
  • In host il valore 127.0.0.1 assume che charybdis e atheme stanno girando sulla stessa machina
  • Fate attenzione send_password e accept_password che devono essere opposti ai valori in ircd.conf
Il certificato

Generiamo ora il cerificato.

#su --login charybdis $cd ~charybdis/ircd/etc $openssl dhparam -out dh.pem 2048 $openssl req -out ssl.pem -newkey rsa:2048 -keyout ssl.key -nodes -sha256 -x509 -days 730 $Country Name (2 letter code) [XX]:. $Locality Name (eg, city) [Default City]:. $Organization Name (eg, company) [Default Company Ltd]:. $Common Name (eg, your name or your server\'s hostname) []:localhost $chown root:charybdis /usr/local/etc/ dh.pem ssl.pem ssl.key $chmod 640 /usr/local/charybdis/etc/ dh.pem ssl.pem ssl.key

vediamo il nostro fingerprint

$openssl x509 -noout -fingerprint -in ssl.pem $SHA1 Fingerprint=9C:CC:28:5B:9D:23:95:5K:4F:96:C3:0F:PF:B1:86:20:P7:53:25:3C TOR

Installiamo TOR per accedere alla rete anonima e configuriamolo per dare accesso al nostro server.

#apt-get install tor #cat <<END >> /etc/tor/torrc HiddenServiceDir /var/lib/tor/irc_hidden_service/ HiddenServicePort 6697 127.0.0.1:6697 END #systemctl reload tor

IMPORTANTE

conosciamo ora l’indirizzo del nostro server, nel caso vogliamo far collegare un amico sarà necessario comunicarglielo in modo sicuro perché possa connettersi.

cat /var/lib/tor/irc_hidden_service/hostname m7knz4oal3ce3qj2.onion Avviare il server

Ora siamo pronti per far partire il server:

#su -l atheme -c /usr/local/atheme/bin/atheme-services #atheme 7.2.10-r2 is starting up... #module_locate_symbol(): nickserv/set_core is not loaded. #module_load(): module /usr/local/atheme/modules/nickserv/list is already loaded [at 0xcc1e78] #module_load(): module /usr/local/atheme/modules/nickserv/set_core is already loaded [at 0xcc0aa0] #module_load(): module /usr/local/atheme/modules/groupserv/main is already loaded [at 0xcc4150] #opensex: grammar version is 1. #corestorage: data schema version is 12. #groupserv: opensex data schema version is 4. #pid 1818 #running in background mode from /usr/local/atheme # #su -l charybdis -c /usr/local/charybdis/bin/ircd notice: starting charybdis-3.5.6 ... notice: libratbox version: 20081213_1-26296 - OpenSSL: compiled 0x1010006f, library OpenSSL 1.1.0f 25 May 2017 notice: now running in background mode from /usr/local/charybdis as pid 1878 #

Ora dovrebbero esseresi avviati senza problemi, una verifica:

$ ps aux |grep atheme atheme 18108 0.9 1.8 20472 4244 ? Ss 00:52 0:03 /usr/local/atheme/bin/atheme-services $ ps aux |grep charybdis charybd+ 18365 0.7 2.9 19360 6844 ? Ss 01:03 0:00 /usr/local/charybdis/bin/ircd charybd+ 18369 0.1 2.1 6536 4992 ? S 01:03 0:00 -ircd ssld daemon helper charybd+ 18370 0.0 1.0 5548 2416 ? S 01:03 0:00 -ircd bandb daemon

Avviamo TOR per far accedere dalla rete i client al nostro server.

#systemctl start tor

Ora passiamo alla connessione sul nostro server.

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[ Check-Raid ] Stoppare il controllo del Raid

toshidex - Mar, 22/07/2014 - 00:18
A volte potrebbe capitare di dover stoppare lo script raid-check e per farlo non basta un kill -9 PID. Per stoppare il processo bisogna cambiare lo status del file sync_action. # echo "idle" >/sys/block/DEVICE/md/sync_action dove al posto di DEVICE dovete scrivere il vostro device, esempio (md1,md3 o md0).   Dev Null Articoli Correlati:
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Generare le traduzioni per i modelli di ActiveRecord

maxer - Lun, 17/03/2014 - 09:30

Ruby on Rails è sicuramente un framework molto potente, ma lo sviluppatore italiano soffre spesso del problema della traduzione dei modelli, in quanto la nomenclatura usata è prevalentemente inglese ed è best practice usare l’inglese nei modelli e negli attributi. Da qui la necessità di tradurre i nomi dei modelli e i nomi degli attributi dei modelli.

Dopo aver speso una considerevole quantità di tempo a ricopiare a mano gli attributi dei modelli e inserire le traduzioni ho trovato questa gemma: i18n_generators che permette di generare il file usato per poi tradurre il nome dei modelli e degli attributi.

Una volta installata come gemma, il funzionamento è semplice:

$ rails g i18n_translation it

il comando (ci metterà un po’) analizzerà i nostri modelli e genererà il file con tutti gli attributi, pronto per accogliere le nostre traduzioni. Inoltre, se eseguito nuovamente in seguito, conserverà le chiavi esistenti aggiungendo quelle mancanti, semplificandoci di molto il lavoro.

 

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Pulire l’html da tag non necessari con sanitize

maxer - Gio, 06/03/2014 - 13:56

Continuando quanto detto ieri, circa la chiusura di tag html lasciati aperti, oggi vi presento un’altra gemma molto interessante: sanitize.

L’obiettivo di questa gemma, basata su nokogiri, è di pulire l’html da tag non voluti o malevoli.

Una volta installata, potremo accedere al metodo “clean” della classe “Sanitize” nel seguente modo:

Sanitize.clean(html)

questo rimuoverà, come impostazione di default, tutti i tag html. Oltre al filtro di default, moooolto restrittivo, sono presenti anche i seguenti filtri:

Sanitize::Config::RESTRICTED che permette solo la formattazione del test

Sanitize::Config::BASIC che permette la formattazione del testo, le liste e i link

Sanitize::Config::RELAXED che permette quanto detto sopra con l’inclusione di immagini e tabelle

L’uso è semplice:

html = '<!DOCTYPE html><html><b><a href="http://foo.com/">foo</a></b><img src="http://foo.com/bar.jpg"></html>' Sanitize.clean(html, Sanitize::Config::RELAXED) # => '<b><a href="http://foo.com/">foo</a></b><img src="http://foo.com/bar.jpg">'
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Forzare la chiusura dei tag html con nokogiri

maxer - Mer, 05/03/2014 - 13:36

Affrontando l’esportazione di un sito sviluppato alcuni anni fa in Ruby on Rails, mi sono accorto che chi ha inserito i contenuti ha lasciato dei tag html aperti. La cosa da non pochi problemi nel sistema di destinazione in quanto destabilizza la grafica (sapete anche voi quanto casino può generare un <div> non chiuso).

Per risolvere questo problema possiamo usare la gemma nokogiri, un parser html e xml.

La sintassi è semplice:

Nokogiri::HTML.parse('<div>').inner_html

Ci restituirà la struttura completa di una pagina html con il <div> correttamente chiuso:

"<html><body><div></div></body></html>"

Ovviamente noi non abbiamo bisogno di tutta la struttura della pagina, quindi possiamo sfruttare il metodo .children che restituisce il tag successivo a quello più esterno:

Nokogiri::HTML.parse('<div>').children.children.inner_html => "<div></div>"

In questo modo abbiamo il nostro codice html corretto.

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Sclero da e-commerce

maxer - Gio, 30/01/2014 - 16:31

Oggi sono vicinissimo allo sclero… per colpa di un e-commerce realizzato con un prodotto (opencart) che, insieme ai vari prodotti ecommerce e anche qualche forum, mi hanno deluso profondamente.

Veniamo a noi: quando uno un cms/framework/prodotto ben fatto (drupal o wordpress) mi trovo davanti a moduli self-containet che, tramite hook o funzioni, interagiscono col cms/framework e fanno il loro dovere.

Con opencart (il colpevole in questo caso) questo non succede e i moduli più interessanti richiedono patch o l’utilizzo di vqmod, che in pratica va a modificare i sorgenti a runtime… l’idea di base potrebbe essere buona, se non fosse che ad ogni aggiornamento c’è da sperare che tutto combaci alla perfezione, che tutti i plugin siano compatibili con la nuova versione e che le modifiche che apportano ai sorgenti non vadano in conflitto tra di loro…

Così non è possibile lavorare, secondo me… ora inizio a studiare spree

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Report attivitá del mese

risca - Ven, 06/09/2013 - 19:31

Cari internauti,

prendendo ispirazione dal planet di debian.org ho deciso periodicamente di fare il punto delle mie attivitá correlate al software libero mese per mese.

Agosto é stato un periodo ricco di emozioni legate alla comunitá Debian, ma con un sapore un po' amaro per il susseguirsi di vicende personali e lavorative che mi sono stato fonte di cruccio e distrazione. Peró permettetimi adesso di concentrarmi sulle prime e dimenticare per un po' le seconde.

In questo agosto 2013 c'é stato il 20o compleanno di Debian e la 13a edizione del DebConf. L'ubicazione é stata una delle piú appropriate, uno splendido camp nei pressi di Vaumarcus, vista lago e montagne. Per fortuna il posto é comodo anche per noi italiani, traducendosi in poco meno di 3 ore di auto da Torino e Milano. Ossia una occasione troppo ghiotta per non provare a farci un salto, e cosí è stato. Sono riuscito infatti a tagliarmi almeno tre giorni per partecipare al meeting. Come al solito i talk sono stati di altissimo livello ma devo ammettere che, essere là e partecipare dal vivo é tutta un'altra cosa rispetto a vedersi. Ho avuto modo di conoscere persone fantastiche ed il piacere di scambiare libere opinioni, o di abbinare alcuni nomi che vedo periodicamente nelle mailing list e IRC con i rispettivi volti. Consiglierei a tutti di fare un salto alla prossima occasione buona, seppure conscio che purtroppo la prossima edizione sia parecchio lontana (Portland, Oregon, USA).

Finalmente ho pubblicato su github gitorious il codice di proprietary OS destroyer. A dire il vero dovrei migliorare ancora un po' lo stile del messaggio, peró il piú é già stato fatto. Non posso che augurarmi che lo script abbia un buon successo e sia adottato anche da altri portali oltre il mio!
Ulteriore informazioni sono reperibili sul mio wiki (work in progrss).

Sará forse il lungo periodo di totale far niente in spiaggia al mare (ma che interminabile noia) ma ho finalmente rimesso in cantiere il progetto di costruirmi la mia prima RepRap, la stampante 3-D libera! Ad essere sinceri il progetto langue giá da un po' nel mio cassetto dei sogni irrisolti. Avevo giá provato ad iniziare il progetto circa un annetto fa, ma senza poi alcun seguito. Quest'anno invece ho l'intenzione di appoggiarmi ad un FabLab per avere un po' di aiuto ed assistenza. Forse cosí sará la volta buona ;-)

Bene, per agosto é tutto, speriamo con settembre di riuscire finalmente a fare qualcosa di interessante...

 

P.S.: inoltre ad agosto ho iniziato a seguire qualche post di programmazione di Coursera. Consiglio a tutti di buttarci un occhio...

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The Beauty of Programming

risca - Mer, 26/06/2013 - 01:52

Perchè l'informatica può affascinare così tanto, seppure vista da fuori i più la percepiscono come una attività noiosa? Come è possibile che 797 cm2 possano essere più interessanti di tutto ciò che accade attorno?

Penso che (stima molto a ribasso) per il 99,999% del suo tempo di vita ad un generico processore del computer sia richiesto di eseguire compiti tristi, al pari dell'intelligenza di una lavatrice1. Ad esempio rapire l'utente di un social network illudendolo di avere un vita sociale, lobotomizzare il giocatore con uno sparatutto o fare imprecare il lavoratore con un programma di merda scritto da un programmatore che nulla sa in merito a ciò che il suo software andrà ad effettuare ma che si fa pagare ugualmente bei soldoni. Poi, in alcuni casi più unici che rari, la CPU non viene impiegata per far girare il solito pornazzo con flash, né per cliccare sul primo allegato dell'amico ed infettare il computer, o far girare un antivirus talmente intelligente da ciucciare talmente tante risorse da bloccare il computer stesso.

Qualche rara volta invece il PC da strumento diventa il fine. Ossia esiste qualche strano2 individuo della società moderna che usa il PC per amore del PC stesso. Non sta davanti al monitor né per produrre qualcosa di utile né per diletto o per trascorrere del tempo. Invece lo usa per capire come funziona e per crearsi le proprie regole.

Certo, alcuni di questi individui a volte presentano tratti singolari, ma i più li riconosci semplicemente perché hanno lo sguardo curioso, sanno meravigliarsi e stupirsi delle piccole cose, quelle a cui i più non danno peso. Sanno apprezzare la bellezza della logica e spesso sul loro computer gira qualcosa di insolito. Alcuni non usano persino il topo! e per fare qualsiasi cosa digitano parole su parole e sigle incomprensibili. E se li guardi stupito rispondono, bhe è così perché comodo e più veloce, guardano lo schermo (monitor nero soffocato di caratteri bianchi) è dicono che sia bello...

Invece no, non è bello, è magnifico. Il nostro acaro può con la forza della parola plasmare mondi paralleli, creare nuove regole e ordini. Si tratta di universi talmente complessi in cui a volte è facile perdersi nella propria logica. L'algoritmo è un esempio di poesia. Saper descrivere una legge nel modo più elementare possibile, quello che appena lo vedi capisci che è quello giusto.

Così dedico queste due righe al piacere di giocare con l'informatica in sé. Certo, il computer può essere anche un elettrodomestico utile e divertente, ma il massimo piacere è la possibilità di giocare con la logica e la matematica in una propria dimensione.

Grazie a tutta la comunità e a tutti gli appassionati del software libero.

 

Come diceve il sommo poeta...
6661747469206e6f6e20666f737465206120766976657220636f6d652062727574692c206d612070657220736567756972207669727475746520652063616e6f7363656e7a610a

Note
  1. sì, proprio come molti non sanno come usare la lavatrice altrettante persone non sanno usare minimante un computer.
  2. Ad esempio ecco cosa pensa Linus Torvalds della bellezza di programmare.
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Chiavetta ONDA TM201 (1ee8:0064). Come non sviluppare il software libero.

risca - Mer, 19/06/2013 - 15:23

Ebbene sì, i cellulari da 100 Eurozzi hanno a volte una capacità di connessione un po' infima. Da qui l'urgenza di comprarmi la chiavetta Internet per la mia connessione in mobilità.

Pur volendo fare una scelta consapevole, specie se in un posto di villeggiatura, si è costretti a prendere quel che capita sullo scaffale del negoziante TIM/WIND/Vattelapesca. E non puoi nemmeno chiedere consiglio perché se parlassi di potenza e di onde tutt'al più il commesso ti risponderebbe cosa centri il capoluogo più alto d'Italia con il mare.

E così mi finì tra le mani lei, bianca e lucida come un supposta, ma di dimensione un po' più grande e meno scivolosa: la chiavetta ONDA TM201, riferimento lsusb 1ee8:0064. Antenna interna e, udite udite, supporto Linux ben indicato sulla confezione. Ganzo ganzo me la porto a casa e non aspetto altro che inserirle nel posteriore del mio portatile, sapendo che come dice la confezione con Linux va che è un bomba.

Aspetto.

Aspetto ancora un poco.

Non succede nulla: la chiavetta non lampeggia, in network-manager non la visualizza e la vedo solo come disco cdrom1 (e poi perché cavolo visualizzarla come cdrom se è solo una chiavetta USB?).

Per fortuna il web ti è amico. Così scopro che il dispositivo funziona già bene con il kernel e i driver Linux di wheezy (penso probabilmente anche quelli di squeeze seppure non abbia effettuato alcuna prova). L'unico problema è far effettuare il passaggio del dispositivo da periferica di massa a modem seriale. Però dai changelog si vede benissimo che il supporto è già stato inserito nel pacchetto usb-modeswitch/usb-modeswitch-data di sid.

Perfetto, installo usb-modeswitch >= 1.2.6 prelevandola da sid (al momento versione: 1.2.6+repack0-1) et voilà, tutto funziona!

A questo punto mi sorge una spontanea riflessione sui cavoloni della Onda Communication S.p.a.: vuoi supportare Linux perchè è cool e figo? Allora lavora alla maniera di Linux!

Perché cavolo crei un software che:

  • è totalmente proprietario (ma qui siamo nel regno della Free Software Foundation!);
  • probabilmente per larga parte ricorre a software libero;
  • non è necessario siccome il device è già supportato in Linux;
  • richiede la disabilitazione di programmi già installati sul sistema (sì, proprio vero, tra i requisiti chiede di fermare il network-manager).

Una persona sana di mente non avrebbe agito proprio così! Piuttosto avrebbe:

  • verificato quali software fossero già disponibili nel variegato panorama Linux;
  • avrebbe collaborato allo sviluppo del software necessario (usb-modeswitch in questo caso), o fornito le patch necessarie. Notare che a proposito qui stiamo discutendo di proprio 2 righe di codice;
  • avrebbe indicato i requisiti minimi del software necessario per usare il dispositivo (ossia la versione di usb-modeswitch, wvdial e network-manager);
  • al limite avrebbe creato come ultima spiaggia, dopo tutti i passi precedenti che non richiedono comunque un grosso sforzo, un programma che, senza bisogno di alcuna installazione sul sistema, possa permetterne l'utilizzo anche a quegli sfigati che non possano agire diversamente.

E così invece in rete si trovano miriadi di discussioni su come installare il software proprietario della Onda - molte spesso con target utente Ubuntu - che invece non serve a a una beata mazza, perché tutto funziona con il solito software libero!

Riguardo invece ai programmatori della ONDA penso che piuttosto che fare poco e male sia meglio non fare proprio nulla.

Mi dispiace solo che spesso vi sia l'andazzo alla W$, installiamo questo e quello, la licenza non importa, non so cosa faccia ma va bene così. Va bene così un cavolo, perché non dimentichiamoci che se abbiamo una così bella piattaforma e solo perché libera, perché tutti possono contribuire e metterci le mani.

Forse non sarà chiaro a molti utonti, ma uscire da questo sistema basato sulla collaborazione significa la fine stessa di questo magnifico universo.

Note su usb-modeswitch

Il codice da inviare è il seguente:

# Onda TM201 14.4 (TIM Italy)

TargetVendor = 0x1ee8
TargetProduct = 0x0064

MessageEndpoint = 0x01
MessageContent = "555342431849128600000000000008FF000000000000030000000000000000"
Fonte: www.draisberghof.de/usb_modeswitch/

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Paese nel pallone. Vince il metodo STAMINA.

risca - Gio, 06/06/2013 - 23:47

Gioite compagni di disavventura, imbarcati in una nave sanza nocchiere in gran tempesta!, il metodo STAMINA alla fine l'ha spuntata. E l'ha spuntata a man bassa!

Non solo ha ottenuto un blebiscito alle camere (un solo contrario!) ma si porta a casa anche 3 milioni di "investimenti in ricerca" dal ministero della sanità. E per fortuna che avevamo in parlamento gente nuova, con un grillo per la testa, capace di fare la differenza. E per fortuna che abbiamo trasmissioni di inchiesta che sanno discernere tra il vero e la truffa. Macché, la TV è fatta solo di Iene che inseguono audience a scapido di insinuare false speranze a che vive nella disperazione più totale. Speranze a persona che già poter pensare ad un anno, un mese di vita potrebbe essere un miracolo.

Grazie anche a tutti gli allocchi che hanno creduto al complotto, alle lobby farmaceutiche e agli scienziati invidiosi. Ma che importa, tanto questi allocchi hanno le gambe per andare a protestare contro i mulini a vento!

Siccome la storia non insegna nulla, il faccendiere Davide Vannoni era già noto alle cronache. Non solo alle aule giudiziare e pm torinesi ma anche al pubblicoarticolo la stampa del 24/05/2011. Ma anche all'estero stanno ridendo di noi e della nostra capa cava: ben due articoli dedicati alla stupidità umanaitaliana da nature.

Ma non vi siete convinti e volete ancora credere al grande mago Vannoni? Perdete almeno ancora un attimo a leggere wikipedia o Le Scienze. Ridete ancora adesso?

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